Sabato 18 agosto – Ultimo tango a Parigi

tango

regia Bernardo Bertolucci

con Marlon Brando, Maria Schneider, Jean-Pierre Léaud

Italia, Francia 1972

Sceneggiatura Bernardo Bertolucci, Franco Arcalli
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Arcalli
Scenografia Ferdinando Scarfiotti
Costumi Gitt Magrini
Musica Gato Barbieri
Durata 126 minuti
Distribuzione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale

Versione restaurata dalla Cineteca di Bologna

Alle ore 20.30 prima della proiezione del film:
CERIMONIA DI PREMIAZIONE

 

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Per strada a Parigi Paul, un maturo americano, incrocia la giovane Jeanne, la quale lo supera per entrare in un palazzo dove conta di vedere un appartamento per affittarlo. Paul è già dentro, interessato anche lui ad affittarlo. Girano per le stanze, scambiano qualche parola, fanno l’amore. Lei gli chiede il nome, ma lui si rifiuta di dirglielo. Fanno un patto: affitteranno l’appartamento, per incontrarsi senza sapere niente l’uno dell’altra. Solo per fare l’amore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stilizzato nei contenuti, sontuoso nella forma (carrelli, dolly che giocano intorno ai personaggi nello spazio chiuso, mentre persino i momenti a macchina fissa assumono un sapore avvolgente), Ultimo tango a Parigi è il film della modernità, nel quale l’autore (allora trentunenne) fa i conti con culture e famiglie, quella naturale e quelle cinematografiche dell’Actors’ Studio di Brando e della Nouvelle vague di Léaud-Truffaut-Godard, con il contraddittorio senso di liberazione e assolutismo della sua generazione (incarnato dal personaggio volatile, ambiguo e infine rinunciatario di Jeanne), con il senso di morte che già circola nell’aria e che è implicito nell’atto del filmare. L’appartamento di rue Jules Verne è il limbo senza storia nel quale Paul e Jeanne mettono in scena l’amore nella sua forma quintessenziale: sconosciuti, senza sapere nemmeno i rispettivi nomi, guidati dalla curiosità di lei e dalla disperazione di lui, osano tutto e attraversano fulmineamente tutte le fasi della passione e della conoscenza, dalla scoperta dei corpi all’allegria complice, dall’esaltazione del dolore (la reciproca sodomizzazione) alle confessioni intime, dall’innamoramento al disinteresse. Fuori dall’appartamento, la vita quotidiana ci rivela ciò a cui i protagonisti tentano di sfuggire: per Jeanne, una famiglia borghese, un’assenza paterna, un fidanzato regista che si muove (e la macchina da presa di Bertolucci con lui) con la disinvoltura agile e sfaccendata del cinema-verità; per Paul, la vita un po’ squallida di un avventuriero in pensione, un albergo da quattro soldi, una moglie che si è appena suicidata, lo ‘specchio’ rappresentato dall’alter ego che vive nella stanza accanto, l’amante della moglie, altrettanto anziano e triste, con una vestaglia uguale alla sua.

Emanuela Martini, Enciclopedia del cinema Treccani