Sabato 27 luglio – Miele

miele

Regia Valeria Golino

Sceneggiatura Francesca Marciano, Valia Santella

con
Jasmine Trinca, Carlo Cecchi, Libero De Rienzo, Vinicio Marchioni, Iaia Forte

Fotografia Gergely Pohárnok
Montaggio Giorgio Franchini
Scenografia Paola Cortés
Costumi Elmer Figueroa
Musica Crostian Rainer e artisti vari
Durata 96 minuti
Distribuzione BIM

 

– Ospite della serata: Valeria Golino

 

 

miele-di-valeria-golino-locandina copiaMiele alias Irene ha deciso di aiutare le persone che soffrono e che vogliono abbreviare la loro agonia. Regolarmente si reca in Messico per procurarsi un farmaco con il quale si abbattono gli animali. Per Irene il suo è più che un lavoro, una missione, ma un giorno a richiedere il suo servizio è un settantenne in buona salute, che ritiene semplicemente di aver vissuto abbastanza… Questo metterà in discussione  le convinzioni di Miele che scivolerà senza accorgersene in un vortice di emozioni contrastanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un film sull’eutanasia. Eppure anche questa cruda essenzialità rischia di portare fuori strada: se fosse davvero un film sull’eutanasia, potremmo aspettarci una qualche presa di posizione pro o contro, un film-dibattito che magari prende spunto dalla cronaca, coinvolga vari livelli di responsabilità (la legge, la morale, la salute), chiami in causa lo Stato, la Chiesa, la Medicina… Invece il tema del film è molto più semplice e insieme molto più complicato, disturbante. Miele pone allo spettatore una domanda a cui forse non è preparato a rispondere, semplice e diretta nella sua crudezza: come si guarda in faccia la morte

  Paolo Mereghetti, Il Corriere della sera, 30 Aprile 2013

Miele è il primo film da regista di Valeria Golino, prodotto dal suo compagno Riccardo Scamarcio e da Viola Prestieri. Il film è piaciuto subito a Thierry Frémaux, direttore di Cannes, ed è il solo italiano invitato a Un certain regard. Valeria ha ricostruito il personaggio di Irene-Miele affidando la parte a Jasmine Trinca dalla grazia nervosa e androgina, e ne ha fatto una trentenne aspra ma capace di tenerezza, che si guadagna da vivere aiutando i malati terminali a interrompere linterminabile agonia. La sua non è una scelta ideologica o umanitaria, né un risarcimento per la morte dolorosa della madre per malattia: per lei si tratta di un lavoro, rischioso e illegale ma ben pagato, che i medici vilmente le affidano. Miele è un film attuale, quasi di cronaca, che evita con intelligenza ogni presa di posizione di parte, religiosa o di convenienza politica.

  Natalia Aspesi, la Repubblica, 1 Maggio 2013