Venerdì 2 agosto – E la chiamano estate

estate

 Regia Paolo Franchi
Sceneggiatura Paolo Franchi, Daniela Ceselli, Rinaldo Rocco, Heidrun Schleef

con
Isabella Ferrari, Jean-Marc Barr, Luca Argentero, Filippo Nigro, Eva Riccobono

Fotografia Cesare Accetta, Enzo Carpineta
Montaggio Alessio Doglione
Scenografia Gianmaria Cau
Costumi Alessandro Lai
Musica Philippe Sarde
Durata 94 minuti
Distribuzione Officine UBU

– Ospite della serata: Paolo Franchi

 

e-la-chiamano-estate-2 copiaDino e Anna sono una coppia di quarantenni. La loro non è una relazione convenzionale: tra loro non c’è mai stato un rapporto fisico. E Dino che si sottrae, soddisfacendo la sua sensualità con prostitute e coppie di scambisti.
Anna non è in grado di trovare una soluzione, non sa e non vuole mettere fine a questa tormentata, irrinunciabile storia d’amore. La sofferenza di Dino la fa sentire profondamente amata, unica. Tutto sembra rimanere senza soluzione, ma…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tuttavia E la chiamano estate, piaccia o non piaccia, merita più rispetto: è un film molto meditato nel linguaggio delle immagini, giocato su due serie di sequenze opposte (nel contenuto, nel colore, nel tipo di ripresa…), dominato da voci interiori (che a volte, è vero, parlano troppo). Se certe inquadrature e talune posture del personaggio femminile ricordano il cinema di Michelangelo Antonioni, i caratterisono discendenti (ancor) più disperati di quelli del maestro.

Roberto Nepoti  la Repubblica

() La storia di un uomo borghese che ha rapporti sessuali con tutti tranne che con sua moglie, che lo attende fedele come una Penelope congelata, diventa un banco di prova per una gelida sperimentazione visiva, elaborazione estetica tanto perversa quanto quella sofferta dal protagonista di questaffezione psicologica: una volontà di potenza, mal indirizzata.

Dario Zonta  lUnità

Jean Marc Barr mantiene tutto il tempo unespressione di cupa infelicità concedendosi di tanto in tanto una lacrima; mentre Isabella Ferrari ha uno sguardo perso nel vuoto per la frustrazione di non essere carnalmente amata.

Alessandra Levantesi  La Stampa