Domenica 14 agosto – Fiore

629x285 film fiore

Regia Claudio Giovannesi

Sceneggiatura Claudio Giovannesi, Filippo Gravino, Antonella Lattanzi

con
Daphne Scoccia, Valerio Mastandrea, Josciua Algeri, Laura Vasiliu

Fotografia Daniele Ciprì
Montaggio Giuseppe Trepiccione
Scenografia Daniele Frabetti
Costumi Olivia Bellini
Musica Claudio Giovannesi, Andrea Moscianese
Suono Angelo Bonanni

Durata 110’
Distribuzione BIM

– Ospiti della serata: Claudio Giovannesi e/o attori del cast

fiore locandinaDaphne è una piccola ladruncola. Scappando dopo aver rubato un cellulare, viene presa dalla polizia e finisce in un carcere minorile. Il padre non riesce a tirarla fuori di lì, perché ha un passato difficile anche lui e non le può garantire una vita migliore. Daphne resta quindi in carcere, ma qui inizia una storia d’amore clandestina con un ragazzo del reparto maschile, coetaneo, anche lui dentro per gli stessi suoi motivi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fiore, il nuovo film di Claudio Giovannesi, è sopra ogni cosa una dichiarazione d’amore davanti alla cui trasparente sincerità lo spettatore non sa (non può e non vuole) resistere. L’amore del regista per la sua protagonista, Daphne, ragazzina rinchiusa in un carcere minorile per rapina, e contemporaneamente l’amore (che esonda da ogni inquadratura) dello stesso Giovannesi per la straordinaria attrice che la interpreta, Daphne Scoccia. Ed è una dichiarazione d’amore che dura il tempo del film, dalla prima scena all’ultima: un abbraccio prolungato, una carezza di quelle che a Daphne non sono concesse da sveglia e che sogna di ricevere di notte. Fin dalla prima sequenza, che mostra la ragazza puntare un coltello alla gola di una sua coetanea per rubarle il cellulare, è già chiaro come Giovannesi pedinerà la sua protagonista affidandosi al suo sguardo (e affidando a lei il proprio). Perché l’autore sa che quello della giovanissima attrice – carisma di un’Asia Argento a inizio carriera e una bellezza dalle parti di Irène Jacob e Kristen Stewart – è uno sguardo in grado di sostenere l’ampio ventaglio di emozioni che lui intende veicolare: rabbia, orgoglio, amore, disillusione, speranza. Che poi sono tutti i sentimenti attraverso i quali passa Daphne nel corso del film: la rabbia di chi è relegata ai margini della società, senza una madre (di cui non sapremo mai nulla) e con un padre appena uscito di galera (un Mastandrea a cui bastano venti minuti in scena per riconfermarsi come il migliore attore italiano della sua generazione) e che rifiuta la responsabilità di prenderla con sé in affidamento; l’orgoglio di chi lotta per preservare la propria dignità nonostante tutto e tutti; l’amore per un detenuto suo coetaneo, Josh, che sembra schiuderle un futuro su cui non pensava di poter contare; la disillusione che segue la notizia del trasferimento di Josh in un altro istituto di pena; la speranza, infine, di una (impossibile) fuga finale.

Andrea Pirruccio, Cineforum