Giovedi 25 agosto – Perfetti Sconosciuti

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Regia Paolo Genovese

Sceneggiatura Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello

Con Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Kasia Smutniak, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher, Edoardo Leo, Giuseppe Battiston

Fotografia Fabrizio Lucci
Montaggio Consuelo Catucci
Scenografia Chiara Balducci
Costumi Grazia Materia, Camilla Giuliani
Musica Maurizio Filardo
Suono Umberto Montesanti

Durata 95’
Distribuzione Medusa

– Ospiti della serata: Paolo Genovese e/o attori del cast

PerfettiSconosciutiVenerdì sera, una cena tra amici, un’eclisse di luna e un gioco pericoloso: ascoltare insieme le chiamate dagli smartphone di ognuno e leggerne gli sms. Eva e Rocco, Bianca e Cosimo, Carlotta e Lele, Peppe, non hanno nulla da nascondere oppure hanno segreti che preferirebbero tacere? Fino a quando il divertimento durerà?

 

 

 

 

 

 

 

 

“La scatola nera della nostra vita”, come è definito nel film il telefonino, produce un gioco al massacro in cui ognuno è sia vittima che carnefice, sostenuto con maestria da un cast di attori – punto di forza del film – tra i più bravi del cinema italiano, con Giallini e Mastandrea su tutti. In questo modo emergono i problemi tipici della coppia: tradimenti, infelicità, disamore, assenza di appetito sessuale, sfiducia. Una delle espressioni più ricorrenti è “perché non me l’hai detto”. Esempio lampante è ancora Rocco che ha una moglie analista della quale finge di snobbare la professione, salvo poi farsi psicanalizzare a sua insaputa. Il dire e non dire, l’inveire e il tacere, lo svelarsi e il nascondersi, sono resi con sapienza dall’uso del campo-controcampo dei rispettivi partner e dal successivo allargamento dell’inquadratura sugli altri ospiti della serata, colti nelle loro perplessità, smarrimenti, rabbie. Dove Genovese si trova a suo agio è nel sovrapporre realtà e immaginazione, con quest’ultima, come si può vedere nel finale, più reale della prima. L’intersecarsi dei due piani ottiene l’effetto di mettere a nudo il privato di ogni protagonista, facendolo vedere per quel che veramente è. Se indubbiamente Perfetti sconosciuti ricorda Il nome del figlio dell’Archibugi o I nostri ragazzi di De Matteo, per non scomodare il più cinico Carnage di Polanski, fa soprattutto pensare a Casomai di Alessandro D’Alatri per il modo di raccontare una realtà binaria che potrebbe essere vera come non esserla. Attraverso una messa in scena teatrale – Cosimo e Bianca, Lele e Carlotta, ripresi, nella sequenza iniziale in montaggio alternato, mentre escono di casa per recarsi da Rocco ed Eva, assomigliano a degli attori che, usciti dai rispettivi camerini, si avviano a salire sul palcoscenico – Genovese tratta, in una pellicola più ambiziosa dei suoi precedenti lavori, il rapporto di coppia, mostrando come ormai la convivenza si sia ridotta a un sopravvivere alle difficoltà quotidiane, ribadito dalle note di “I Will Survive” di Gloria Gaynor come suoneria dello smartphone di Cosimo.

Orazio Paggi, Segnocinema