Sabato 5 agosto – Rapito

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5 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)

RAPITO

Italia, Francia, Germania, 2023
Regia Marco Bellocchio
Sceneggiatura Marco Bellocchio, Susanna Nicchiarelli, Edoardo Albinati, Daniela Ceselli
con
Fausto Russo Alesi, Barbara Ronchi, Paolo Pierobon
Fotografia Francesco Di Giacomo
Montaggio Francesca Calvelli, Stefano Mariotti
Musica Fabio Massimo Capogrosso
Scenografia Andrea Castorina
Costumi Sergio Ballo, Daria Calvelli
Durata 134 minuti
Prodotto da Paolo Del Brocco, Simone Gattoni e Beppe Caschetto
Una produzione Kavak Film con Rai Cinema
Distribuzione 01 Distribution

Ospiti della serata
Il regista Marco Bellocchio, Francesca Calvelli, Simone Gattoni, Fabrizio Gifuni, Fausto Russo Alesi, Barbara Ronchi, Filippo Timi ed il piccolo Enea Sala

Trama

Nel 1858, il sestogenito di una famiglia ebrea bolognese, Edgardo Mortara, viene sottratto all’età di sette anni e portato a Roma poiché nello Stato Pontificio non è ammesso che un bambino che abbia ricevuto il sacramento del battesimo cresca con un’educazione non cattolica. Non capacitandosi di questo presunto battesimo, i genitori di Edgardo, Momolo e Marianna, mobilitano la comunità ebraica e l’opinione pubblica internazionale sollevando il caso. Ma si scontrano con la ferma volontà di papa Pio IX, che ha preso particolarmente a cuore l’educazione del bambino.

“Rapito”, oggi e non in quanto resoconto romanzato di una vicenda cruciale e fondativa di matrice ottocentesca, funziona esattamente nello stesso modo: ovvero a suon di “pugni”, non più “in tasca”, con cui si percuote la testa disperato il padre di Edgardo Mortara, Salomone o Momolo, interpretato dallo straordinario Fausto Russo Alesi, attore chiave della diuturna recita bellocchiana della storia. La rimozione dell’elemento storiografico diretto, quello che cioè spinge gli esperti del settore ad accogliere o tollerare sempre le ragioni di un film come subordinate all’autorevolezza del proprio magistero, rende dunque chiaro il progetto di lungo corso di Bellocchio. Il quale usa la storia, compresa la sua, domestica e intima, per disegnare in tutti i sensi, da cineasta e pittore, quindi artista completo e trasversale, fantasmi altri che raggiungono e violano la soglia collettiva del presente percorrendo vie traverse, da decifrare e accogliere nella loro innovativa portata. La scelta dell’autore cinematografico che ormai non ha bisogno di dimostrare di essere un maestro, anche di storia, essendolo nei fatti con una filmografia che fa appunto “storia” nella storia non soltanto del cinema, consiste ancora nell’entrare di soppiatto daccapo nei meandri del passato lasciando non socchiusa ma spalancata la porta sulla contemporaneità dei “pugni in testa”, iscritta in quella “fenomenologia del sequestro” descritta da Giovanni Macchia nel volume “Pirandello o la stanza della tortura”.

Anton Giulio Mancino