Mercoledì 2 agosto – I figli della notte

i figli della notte

regia Andrea De Sica

con Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Fabrizio Rongione, Yuliia Sobol

Italia, Belgio 2016
Fotografia Stefano Falivene
Montaggio Alberto Masi
Scenografia Dimitri Capuani
Costumi Sabine Zappitelli
Musica Andrea De Sica
Suono Antoine Van den Driessche
Durata 85 minuti
Distribuzione 01 Distribution

 

– Ospiti della serata: Andrea De Sica, Vincenzo Crea

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Il sedicenne Giulio, orfano di padre, viene spedito dalla molto impegnata madre in un collegio sperduto tra le Alpi. Si tratta in realtà di una scuola destinata alla futura classe dirigente, dove i rampolli delle famiglie agiate devono imparare a obbedire per prepararsi al loro ruolo nella classe dirigente. Quindi vige una rigida disciplina da osservare in questa specie di prigione dorata.

 

 

 

 

 

 

 

 

Più spesso figli e nipoti d’arte seguono le orme dei loro predecessori; ma non mancano i casi in cui adottano stili diversi o addirittura opposti. Pensiamo al debutto nel lungometraggio del trentacinquenne Andrea De Sica, nipote del grande Vittorio. Non che il nonno fosse solo (neo)realismo, questo no: però difficilmente lo avremmo immaginato alla regia di una fiaba nera con sfumature orrorifiche. Il soggetto fa pensare un po’ a Nel nome del padre di Marco Bellocchio, un po’ all’Infanzia di un capo, il racconto di Jean-Paul Sartre compreso nella raccolta Il muro.
Girato interamente in Alto Adige, il film trae vantaggio dall’utilizzo di pochissimi set, che la macchina da presa di De Sica attraversa con una sicurezza e una competenza visiva tutt’altro che scontate per un debuttante. Il regista osa assumersi i compiti di autore a tutto campo. Oltre a dirigere, cura anche le musiche originali (“un omaggio a mio padre”) e scrive la sceneggiatura a quattro mai con Mariano Di Nardo. Assai bene l’atmosfera sospesa e semi-onirica, saggiamente priva di toni (auto)ironici ma con un sottotesto discreto di satira sociopolitica (salvo gli “educatori” i maggiorenni sono assenti, o si riducono a una voce al telefono). Acuti anche il modo in cui il film marca l’età dei protagonisti, nel passaggio indefinito e confuso verso la condizione di adulti, e l’ambiguità nel descrivere il personaggio dell’educatore Mathias (lo interpreta Fabrizio Rongione, attore di fiducia dei fratelli Dardenne). Però quel che ci persuade di essere di fronte a una “scoperta” interessante è soprattutto una scena, ispirata e sorprendente: quella in cui Giulio ed Edoardo collaborano all’evasione del primo, sulle note di Vivere cantata da Luciano Pavarotti.

Paola Casella, myMovies