Mercoledì 26 luglio – Le ultime cose

le ultime cose

Regia Irene Dionisio

Con Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Christina Rosamilia, Alfonso Santagata, Salvatore Cantalupo, Anna Ferruzzo

Italia, Svizzera, Francia 2016
Regia Irene Dionisio
Sceneggiatura Irene Dionisio
Fotografia Caroline Champetier
Montaggio Aline Hervé
Scenografia Giorgio Barullo
Costumi Silvia Nebiolo
Musica Matteo Marini, Gabriele Concas, Peter Anthony Truffa
Suono François Musy, Marc Thill
Durata 85 minuti
Distribuzione Istituto Luce Cinecittà

 

– Ospiti della serata: Irene Dionisio e Fabrizio Falco

le ultime cose locA Torino in Banco dei pegni sono in tanti a portare i propri averi, aspettando poi di riscattarli prima che finiscano all’asta. Tra le tante, tre storie si intrecciano: quella di Sandra, giovane trans, che porta la sua pelliccia; quella di Stefano, giovane impiegato appena entrato al banco; quella di Michele, ex facchino in pensione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Vite che vanno, vite che sfumano. Perché l’inventario umano della crisi non conosce sosta, ma solo l’ordinario squallore di un luogo-simbolo “attraversato” dagli oggetti e da una moltitudine di storie, volti, esseri umani messi di fronte al dramma del debito – materiale e morale – che infetta (al pari di un virus) la recessione esistenziale dell’oggi. Il banco dei pegni come una spirale drammaturgica al ribasso, o ancora, come doloroso addio agli effetti personali di un benessere scomparso e di un’identità sociale eclissata.
Tutto suona profeticamente “terminale” nella pellicola di Irene Dionisio, esordio nato da un’esigenza documentaristica ed inscritto nella grande tradizione di Frederick Wiseman (l’osservare in maniera laterale una crisi), dove ogni discrepanza economica è fonte di un malessere in attesa di esser pagato a caro prezzo.
È un impatto sul reale forte quello della Dionisio, che si porta dietro tracce dardenniane e buoni spunti, suggerendo archi esistenziali “concentrici” e uno stile dimesso da noir claustrofobico ritratto in luoghi asettici e letteralmente senz’anima. Dove a muoversi è un microcosmo grottesco spogliato delle sue sembianze naturali, contestualmente vittima o carnefice: di chi subisce l’umiliazione più grande (dai beni non riscattabili fino al rispetto per sé stessi) ma anche di chi la infligge attraverso un sistema legalizzato. Quel confine labile fra il quieto strazio (il Banco) e la moritura della propria “anima” (ovvero la povertà degli ultimi), a separare ciò che è moralmente accettabile da ciò che non lo è.

Francesco Bruni www.movieplayer.it