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Domenica 10 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)
CAMPO DI BATTAGLIA
Italia, 2024
Regia Gianni Amelio
Soggetto Gianni Amelio liberamente ispirato a “La sfida” di Carlo Patriarca (Beatbestseller)
Sceneggiatura Gianni Amelio
con Alessandro Borghi, Gabriel Montesi, Federica Rosellini, Giovanni Scotti
Fotografia Luan Amelio Ujkaj
Montaggio Simona Paggi
Musica Franco Piersanti
Scenografia Beatrice Scarpato
Costumi Luca Castigliolo
Produzione Kavac Film, Ibc Movie, One Art con RAI Cinema
Prodotto da Simone Gattoni, Marco Bellocchio, Beppe Caschetto, Bruno Benetti
Distribuzione 01 Distribution
Durata 104 minuti
Ospite della serata
Il regista Gianni Amelio
Presentato in Concorso all’81° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Campo di battaglia ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d’Argento e 3 candidature ai David di Donatello.
Sinossi
Sul finire della Prima guerra mondiale, due ufficiali medici, amici d’infanzia lavorano nello stesso ospedale militare, dove ogni giorno arrivano dal fronte i feriti più gravi. Molti di loro però si sono procurati da soli le ferite, sono dei simulatori, che farebbero di tutto per non tornare a combattere. Stefano, di famiglia altoborghese, è ossessionato da questi autolesionisti e, oltre che il medico, fa a suo modo lo sbirro. Giulio, apparentemente più comprensivo e tollerante, non si trova a proprio agio alla vista del sangue, è più portato verso la ricerca, avrebbe voluto diventare un biologo. Anna, amica di entrambi dai tempi dell’università, sconta il fatto di essere donna. A quei tempi, senza una famiglia influente alle spalle, era difficile arrivare a una laurea in medicina. Ma lei affronta con grinta un lavoro duro e volontario alla Croce Rossa. Qualcosa di strano accade, intanto, tra i malati: molti si aggravano misteriosamente. Forse c’è qualcuno che provoca di proposito delle complicazioni, perché i soldati vengano mandati a casa, anche storpi, anche mutilati, purché non tornino in battaglia. C’è dunque un sabotatore nell’ospedale, di cui Anna è la prima a sospettare. Ma sul fronte di guerra, proprio verso la fine del conflitto, si diffonde una specie di infezione che colpisce più delle armi nemiche. E presto contagia anche la popolazione civile…
Nell’ultimo affresco storico e morale di Gianni Amelio la battuta «Qui non muore nessuno», passa di bocca in bocca paradossalmente. Chiunque conosca profondamente l’intera sua opera coglie immediatamente in questa parabola commovente e straziante a un tempo, di feriti e moribondi che provano a sfuggire alla una morte pianificata da palazzi lindi e imponenti, l’intransigenza dello sguardo. Chi è seduto in sala, chiamato a interrogarsi sul campo bellico unitamente al campo filmico, rifugge di proposito lo spettacolo bellico e insiste sull’antropologia sociale e la geografia umana dei combattenti o dei loro medici/carnefici. E il primo piano collettivo alla fine de Lamerica si trasforma in Campo di battaglia in sigillo di stile inteso come umanesimo applicato. Non c’è (s)campo tra camici bianchi per i quali medicare significa per ordini dall’alto reindirizzare alla guerra. I misfatti umani, gerarchizzati e di classe, le opere e soprattutto le omissioni sul piano scientifico e informativo in materia di salute pubblica, preludono al male trasversale che colpisce indiscriminatamente, dalla Febbre spagnola al Coronavirus. Coniugando l’eccidio virale a quello disumano in battaglia, Amelio qui conferma il paradosso di quella che fu denominata la “Grande” guerra, tale finché, a decorrere tragicamente dalla Seconda, ha subito una numerazione crudele e retrocessa a “Prima” guerra mondiale, incapace di insegnare alle generazioni future la lezione di una “grande” e irripetibile oscenità collettiva.
(Anton Giulio Mancino)
