Domenica 3 agosto – Le Déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta

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Domenica 3 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)

 

 

LE DÉLUGE – GLI ULTIMI GIORNI DI MARIA ANTONIETTA

Italia/Francia, 2024
Regia Gianluca Jodice
Soggetto e sceneggiatura Filippo Gravino, Gianluca Jodice
con Mélanie Laurent, Guillaume Canet, Aurore Broutin, Roxane Duran
Fotografia Daniele Ciprì
Montaggio Giuseppe Trepiccione
Musica Fabio Massimo Capogrosso
Scenografia Tonino Zera
Costumi Massimo Cantini Parrini
Produzione Ascent Film con Rai Cinema e Adler
Distribuzione BIM Distribuzione
Durata 101 minuti

 

Ospite della serata
Il regista Gianluca Jodice

 

 

Le Déluge ha ottenuto 4 candidature e vinto 2 Nastri d’Argento per la Migliore scenografia e per i Migliori costumi; ha vinto inoltre, 4 David di Donatello per la Migliore scenografia, i Migliori costumi, il Miglior trucco e la Miglior acconciatura.

Sinossi

Quando si parla di Maria Antonietta e di Luigi XVI vengono subito alla mente merletti, alte parrucche, vestiti sgargianti, Versailles oppure la ghigliottina. Tra questi due estremi, c’è un tempo che nessuno ha mai raccontato: i pochi mesi in cui gli ultimi re e regina di Francia con i loro due figli vennero incarcerati in un castello alle porte di Parigi, in attesa di essere giustiziati. Un tempo breve e condensato, dove tutte le maschere caddero. Quelle dei due reali come figure pubbliche e private e quelle della Storia che voltò definitivamente pagina.

Gianluca Jodice, che ha già esordito nel lungometraggio con un film in costume, Il cattivo poeta sulla figura controversa di Gabriele D’Annunzio, in Le deluge prosegue nella sua indagine storica separando le persone dai personaggi, avvicinandole in quanto tali e distinguendole dalle azioni. Cosicché l’elemento privato scavalca quello pubblico e consente una riflessione sul fattore umano ineludibile. La macchina da presa, volentieri fissa, si concentra sui personaggi celebri senza giudicarli, ma nel contempo si fa arbitra di un destino dove è vietato giocare la carta del coinvolgimento fisiologico, percettivo e ottico. Se soltanto si muovesse, l’obiettivo cinematografico determinerebbe nello spettatore una reazione immediata, una “commozione”, nell’accezione letterale del termine: il “muoversi con” non è nelle corde di Jodice, specialmente ne Le deluge, dove la notorietà dei personaggi e la conclamazione dei fatti si trasforma in una sfida per farne affiorare la componente psicologica e caratteriale. I “Reali” di Francia diventano così “reali” per altri versi, smarrendo l’ingombrante maiuscola iniziale: restano cioè “regali” come prescritto dalla “recita della Storia” e dalle circostanze, salvo sottrarsi al vincolo istituzionale mentre si scoprono all’improvviso, nella sventura, preda di moti interiori. Mediante il dispositivo filmico, la distanza stessa nella rappresentazione si traduce in paradossale sintomo audiovisivo di vicinanza e comprensione altrimenti inconfessabili.

(Anton Giulio Mancino)