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Lunedì 4 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)
CIAO BAMBINO
Italia, 2024Regia Edgardo Pistone
Soggetto e sceneggiatura Ivan Ferone, Edgardo Pistone
con Marco Adamo, Anastasia Kaletchuk, Luciano Pistone, Pasquale Esposito
Fotografia Rosario Cammarota
Montaggio Giogiò Franchini
Musica K-Conjog
Costumi Antonella Mignogna
Produzione Bronx Film, Anemone Film, Mosaicon, Film Minerva Pictures Group
Distribuzione FilmClub
Durata 100 minuti
Ospite della serata
Il regista Edgardo Pistone
Ciao bambino è stato premiato al Roma Film Festival come Miglior opera prima e ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Tallinn Black Nights Film Festival. Il film ha inoltre ottenuto 1 candidatura ai Nastri d’Argento e 2 candidature ai David di Donatello.
Sinossi
Sul finire dell’estate dei suoi diciannove anni Attilio, un ragazzo che vive in un rione popolare di Napoli, viene incaricato di proteggere una giovane prostituta dell’Est. Attilio, senza poterlo ammettere apertamente, se ne innamora. Quando però il padre esce dal carcere ed è costretto a ripagare un debito consistente, Attilio si trova a scegliere tra l’amore per la ragazza e quello per il padre, mettendo in gioco la sua libertà e la sua vita fino a quel momento.
C’erano una volta i ragazzi di strada napoletani raccontati da inchieste, letteratura e spettacolo. Ma il loro orizzonte di disagio sociale, sottosviluppo e aspirazioni frustrate, in un contesto di bisogni elementari e ambienti criminali di immediato riferimento ha lasciato anche al cinema una traccia che ormai la realtà dei fatti ha integrato, grazie anche al bianco e nero emblematico di Ciao bambino, veritiero e chiaroscurale in tutti i sensi: indicativo cioè di una mescolanza di contrasti sopraggiunta a seguito di ulteriori e consolidate stratificazioni di immigrati; tanto da scomparire nella commistione la linea d’ombra tra residenti e stranieri, legalità e illegalità, spazio penale interno ed esterni liberamente vissuti, sussistenza e sfruttamento. Nel film d’esordio di Edgardo Pistone, che attinge a una tradizione, ma ne rilancia e riscrive le coordinate di base, la riflessione che è innanzitutto rappresentazione nasce da un dato aritmetico: due soggetti coetanei, di diversa provenienza come Attilio e Anastasia, uniti dalla vocale iniziale e iniziatica del nome proprio di persona, possono determinare un effetto moltiplicatore e non limitarsi a essere l’ennesima addizione problematica, ciascuno recando in dote un retroterra fin troppo ingrato e riconoscibile. Fare uno più una non basta, se tirare le somme all’autore al suo primo lungometraggio sta a cuore un universo non automaticamente inchiodato agli stereotipi ma dinamico, fisico, formativo. Cinematograficamente parlando: compositivo, persino lirico.
(Anton Giulio Mancino)
