Sabato 9 agosto – Fuori

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Sabato 9 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)

 

FUORI

Italia, 2025
Regia Mario Martone
Soggetto Ippolita Di Majo da Goliarda Sapienza
Sceneggiatura Mario Martone, Ippolita Di Majo
con Valeria Golino, Matilda De Angelis, Elodie, Corrado Fortuna, Antonio Gerardi
Fotografia Paolo Carnera
Montaggio Jacopo Quadri
Musica Valerio Vigliar
Scenografia Carmine Guarino
Costumi Loredana Buscemi
Produzione Indigo Film con RAI Cinema e The Apartment
Prodotto da Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori, Viola Prestieri, Annamaria Morelli
Distribuzione 01 Distribution
Durata 115 minuti

Ospiti della serata
Il regista Mario Martone e la sceneggiatrice Ippolita Di Majo

 

 

Fuori ha ottenuto 10 candidature e vinto 2 Nastri d’Argento con Valeria Golino, Miglior attrice protagonista e Matilda De Angelis ed Elodie, Migliori attrici non protagoniste. È stato presentato in concorso alla 77° edizione del Festival di Cannes.

Sinossi

Roma, 1980. La scrittrice Goliarda Sapienza finisce in carcere per aver rubato dei gioielli, ma l’incontro con alcune giovani detenute si rivela per lei un’esperienza di rinascita. Uscite di prigione, in una calda estate romana, le donne continuano a frequentarsi e Goliarda stringe un legame profondo con Roberta, delinquente abituale e attivista politica. Un rapporto che nessuno, fuori, può riuscire a comprendere ma grazie al quale Goliarda ritrova la gioia di vivere e la spinta a scrivere.

Dedicarsi in Fuori, tra carcere e scarcerazione come sintomo di una libertà relativa, a una porzione della biografia di Goliarda Sapienza, tra autobiografia letteraria o autoanalisi narrata, aggiunge una riflessione con effetto genealogico nel cinema di Mario Martone. Con Fuori fa i conti con l’insieme delle “sue” biografie filmiche, che definire biopic nell’accezione corrente sarebbe improprio. Non si limita a fornire un altro tassello di tipo biografico sui generis al personale mosaico d’autore, ma rende il personaggio femminile rappresentato la chiave autoreferenziale per ragionare e interrogarsi sul senso con cui una vita si fa cinema; più di quanto possa riuscirvi una vicenda completamente immaginaria o restituita attraverso il gioco della finzione. In Fuori il gioco si fa scoperto e assume definitivamente un’identità di donna forte e transitiva dal perimetro carcerario a quello di un affrancamento ugualmente perimetrato e contraddittorio, condizionato e complesso. La coralità di soggetti compresi nel proprio gender, congiunti e per molti versi sovrapponibili, come in un quadro cubista, offre un effetto plastico: la combinazione dei tre nudi nella scena sotto la doccia o l’uso altrove di sovraimpressioni ad hoc. Tutto ciò consente al Martone più cinematografico di esprimersi specchiandosi in un corpo moltiplicato e persistente da cui ricavare l’esame del presente che gli sta particolarmente a cuore con effetto retroattivo.

(Anton Giulio Mancino)