Domenica 2 agosto – Ammazzare stanca

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Domenica 2 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)

AMMAZZARE STANCA
Autobiografia di un assassino

Italia, Germania 2025
regia Daniele Vicari
soggetto e sceneggiatura Andrea Cedrola, Daniele Vicari
con Gabriel Montesi, Vinicio Marchioni, Selene Caramazza
fotografia Gherardo Gossi
montaggio Benni Atria
scenografia Noemi Marchica, Lorena Curti
musiche Teho Teardo
costumi Francesca Vecchi, Roberta Vecchi
produzione Mompracem con Rai Cinema
prodotto da Pier Giorgio Bellocchio e dai Manetti bros.
distribuzione 01 Distribution
durata 129 minuti

Ospiti della serata
Il regista Daniele Vicari, gli attori Gabriel Montesi e Vinicio Marchioni e l’attore e produttore Pier Giorgio Bellocchio



Ammazzare stanca, film vincitore del Premio SIAE al Talento Creativo nell’ambito dei Ciack d’Oro 2025, vanta una candidatura ai David di Donatello 2026 per Vinicio Marchioni come Miglior attore non protagonista, tre nomination ai Nastri d’Argento 2026 per Miglior attore (Gabriel Montesi), Miglior attore non protagonista (Vinicio Marchioni) e Miglior fotografia (Gherardo Gossi).

Sinossi

Ammazzare stanca. Autobiografia di un assassino è la storia di un ragazzo che si ribella al proprio destino criminale.

Antonio Zagari, figlio di un boss calabrese trapiantato in Lombardia, capisce di non essere adatto alla malavita: uccidere per lui è fisicamente insostenibile. A poco più di vent’anni, dopo aver ammazzato, rapinato, rapito, finisce in galera. Dove decide di fermare tutto: scrivendo.

A metà degli anni ’70, mentre i suoi coetanei si ribellano nelle fabbriche, nelle università, nelle piazze, Antonio lotta contro il padre, e lo farà con una vendetta peggiore della morte.

A quasi dieci anni da “Prima che la notte”, sul giornalista e drammaturgo antimafia Pippo Fava, e a dodici anni dall’episodio più eclatante di repressione di matrice istituzionale di dissenso giovanile a Genova nel 2001, condensata nella parabola di Diaz, Daniele Vicari prosegue con la trasposizione filmica del libro autobiografico del collaboratore di giustizia ed ex giovane ‘ndranghetista Antonio Zagari, lungo una linea coerente di ricostruzione di una geografia del malessere storico-politico italiano, in cui la criminalità organizzata e l’inesauribile onda della strategia della tensione concorrono a disegnare un quadro ampio e articolato, non privo di connessioni interne. In “Ammazzare stanca” la matrice primaria autobiografica e il bisogno fisiologico, fisico e morale, di spezzare una catena edipica e delinquenziale, aggiungono spessore interiore e soggettivo al romanzo di formazione capovolto. Vicari, guardando al testo di Zagari e al contesto di un’Italia degli anni ’70, che conosce moti di protesta e visione critica dell’esistente, dentro maglie collettive e socialmente organizzate, può quindi contrapporre a questa linea virtuosa quella dell’altra faccia di una società invero del disonore, iscritta nel tragico dover essere familiare. Il “racconto crudele di una giovinezza” senza scampo si traduce così, nel conguaglio con l’altra Italia giovanile, lavoratrice e civile, in esercizio virtuoso della ricerca interiore dei motivi dell’antimafia sociale e a un tempo individuale.   

(Anton Giulio Mancino)