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Venerdì 7 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)
ELISA
Italia, Svizzera, 2025
regia Leonardo Di Costanzo
sceneggiatura Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero, Valia Santella
con Barbara Ronchi, Roschdy Zem, Diego Ribon e con la partecipazione di Valeria Golino
fotografia Luca Bigazzi
montaggio Carlotta Cristiani
scenografia Luca Servino
musiche Giorgio Matteo Oliviero
costumi Bettina Pontiggia
trucco Jean Cotter
produzione tempesta / carlo cresto-dina con Rai Cinema
prodotto da Carlo Cresto-Dina, Manuela Melissano
distribuzione 01 Distribution
durata 105 minuti
Ospiti della serata
Il regista Leonardo Di Costanzo, l’attrice Barbara Ronchi e il criminologo Adolfo Ceretti
Elisa ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Signis alla 82a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ha inoltre ottenuto una candidatura ai David di Donatello ed una candidatura ai Globi d’oro per Barbara Ronchi come migliore attrice protagonista.
Sinossi
Elisa, trentacinque anni, è in carcere da dieci, condannata per avere ucciso la sorella maggiore e averne bruciato il cadavere, senza motivi apparenti. Sostiene di ricordare poco o niente del delitto, come se avesse alzato un velo di silenzio tra sé e il passato. Ma quando decide di incontrare il criminologo Alaoui e partecipare alle sue ricerche, in un dialogo teso e inesorabile i ricordi iniziano a prendere forma, e nel dolore di accettare fino in fondo la sua colpa Elisa intravede, forse, il primo passo di una possibile redenzione.
Nella filmografia di Leonardo Di Costanzo lo spazio costipato, di impianto istituzionale, costituisce un pungolo costante, sia in presenza di film espressamente di finzione, sia in quelli apparentemente documentaristici. La struttura potrebbe dunque essere tanto quella destinata all’istruzione o al recupero dei minori, quanto quella altrettanto coercitiva ma marcatamente carceraria, come anche in “Elisa”, poiché i suoi personaggi, veri o ricreati sulla base di materiale documentale, interagiscono con questa situazione perimetrata, organizzata e controllata. Il cambio di rotta di “Elisa” però riguarda la scelta non più dello spazio nel quale le persone internate vivono, ma l’origine delittuosa che ve le ha condotte. Se, mutuando la combinazione etica e concettuale da Dostoevskij, in “Ariaferma” prevaleva la riflessione sul luogo del “castigo”, quindi sui controllori, in “Elisa” è invece il “delitto” ad essere sottoposto alla luce intermittente, puntellata di ombre terribili, della coscienza, partendo dal saggio “Io volevo ucciderla” dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali. La protagonista, “Elisa” di nome e di fatto, in quanto cancellata dentro e incapace di ricostruire ordinatamente il duplice misfatto, non è facilmente un soggetto sul quale esprimere un giudizio e soprattutto cercare una proporzione tra “delitto” e “castigo”. L’omicidio reiterato in seno alla famiglia, collegato a una realtà carceraria questa volta molto civile, lascia aperto come “intervallo” non spaziale l’entità irrisolta del problema.
(Anton Giulio Mancino)
