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Sabato 8 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)
PRIMAVERA
Italia, 2025
regia Damiano Michieletto
soggetto Ludovica Rampoldi, Damiano Michieletto
sceneggiatura Ludovica Rampoldi
con Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi
fotografia Daria D’Antonio
montaggio Walter Fasano
musiche Fabio Massimo Capogrosso
scenografia Gaspare De Pascali
costumi Maria Rita Barbera, Gaia Calderone
trucco Vincenzo Mastrantonio
produzione Warner Bros. Entertainment Italia, Indigo Film
prodotto da Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori, Viola Prestieri
distribuzione Warner Bros Pictures
durata 110 minuti
Ospiti della serata
Il regista Damiano Michieletto e la produttrice Francesca Cima
Primavera ha ottenuto 7 candidature e vinto 4 Premi David di Donatello (Miglior compositore a Fabio Capogrosso, Migliori costumi a Maria Rita Barbera e Gaia Calderone, Migliore acconciatura a Marta Iacoponi e Miglior suono a Gianluca Scarlata, Davide Favargiotti, Daniele Quadroli e Nadia Paone), 3 Nastri d’Argento a Damiano Michieletto (Miglior esordio), Fabio Massimo Capogrosso (Miglior colonna sonora) e Maria Rita Barbera e Gaia Calderone (Migliori costumi).
Sinossi
Primi del Settecento. L’Ospedale della Pietà è il più grande orfanotrofio di Venezia, ma è anche un’istituzione che avvia le orfane più brillanti allo studio della musica. La sua orchestra è una delle più apprezzate al mondo. Cecilia ha vent’anni, vive da sempre alla Pietà ed è una straordinaria violinista. L’arte ha dischiuso la sua mente ma non le porte dell’orfanotrofio; può esibirsi solo li dentro, dietro una grata, per ricchi mecenati. Questo fino a che un vento di primavera scuote improvvisamente la sua vita. Tutto cambia con l’arrivo del nuovo insegnante di violino. Il suo nome è Antonio Vivaldi.
In quanto rilettura contemporanea del repertorio classico, volta a recuperare l’ipotetica alternativa femminile all’universo vivaldiano in drammaturgia non didascalica né ornamentale, “Primavera” di Damiano Michieletto rifugge la formula del biopic e della ricostruzione filologica settecentesca della Serenissima, puntando invece al fattore musicale in quanto asemantica risonanza del presente, alludendo con le note all’istanza contemporanea di libertà, sopravvivenza e ricerca. Donde l’impianto acustico inseparabile da quello sintattico, dove il ritmo e il montaggio per Michieletto restituiscono con cognizione di causa, storica e cinematografica, una prassi virtuosa e comunicativa del modello in costume e d’epoca, guardando dal Diciottesimo secolo al Ventesimo, culla delle donne anche in ambito creativo: senza infrangere il tabù dell’anacronismo culturale, bensì ergendolo a cifra stilistica, scatta così il dichiarato e dedicato manifesto di gender con valenza retroattiva. La trasgressione nei confronti del dato storiografico agisce tra le righe, o più propriamente tra le battute, intese in accezione sia verbale che musicale, quale presa di posizione inequivocabile, da intenso pamphlet contemporaneo dove il passato lungimirante e immaginario accetta di buon grado le condizioni di un presente/futuro in corso d’opera.
(Anton Giulio Mancino)
