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Mercoledì 5 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)
GIOIA MIA
Italia, 2025
regia Margherita Spampinato
soggetto e sceneggiatura Margherita Spampinato
con Marco Fiore, Aurora Quattrocchi, Martina Ziami, Camille Dugay, Clara Salvo
fotografia Claudio Cofrancesco
montaggio Margherita Spampinato, Davide Cuccurugnani
scenografia Marinora Ferrandes
costumi Daniela Virgilio, Giovanni Schiera
produzione Yagi Media in associazione con Gianluca Arcopinto, Claudio Cofrancesco, Paolo Butini, Ivan Caso, Filippo Barracco
prodotto da Benedetta Scagnelli, Alessio Pasqua
distribuzione Fandango
durata 90 minuti
Ospite della serata
La regista Margherita Spampinato
Gioia mia ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui spiccano due David di Donatello 2026 a Margherita Spampinato come Miglior regista esordiente e Aurora Quattrocchi come Miglior attrice protagonista. Il film è stato premiato anche ai Globi d’oro 2026 come Miglior opera prima ed ha vinto il premio per il miglior film al Filmfest di Monaco 2026. Al Festival di Locarno 2025 Gioia mia ha vinto il Premio Speciale della Giuria CINE’+ ed il premio per la Migliore interpretazione femminile ad Aurora Quattrocchi.
Sinossi
Nico, un bambino vivace, scontroso e impertinente, cresciuto in una famiglia laica, in un mondo moderno, tecnologico e iperconnesso, è costretto a passare l’estate in Sicilia, ospite di un’anziana zia, signorina religiosissima e scorbutica che vive sola, in un antico palazzo pieno di leggende e superstizioni, senza wi-fi né elettrodomestici, senza nessun tipo di tecnologia, completamente fuori dal tempo.
La zia lo accoglie con fastidio, cerca di inserirlo con prepotenza nel suo mondo popolato da angeli e spiriti, dominato da un senso magico della religione.
Lo scontro tra modernità e passato, tra ragione e religione, tra velocità e lentezza, segna l’inizio del loro burrascoso rapporto. Eppure pian piano, nasce un legame profondo di cui entrambi non sapevano di avere bisogno.
Concepire un’opera prima nel panorama italiano omologato e omologante diventa sempre più difficile, specialmente se in questa sfida iniziale e iniziatica si cerca di inserire non tanto una storia con l’inaugurale lettera minuscola ma una più ancestrale, maiuscola, strutturata più che sulla consequenzialità serrata degli avvenimenti, su quello che invece un testardo personaggio di cineasta wendersiano chiamava “lo spazio tra i personaggi”. Ed a questo “spazio” emotivo e fisico, anagrafico e geografico che si richiama l’esordiente nel lungometraggio Margherita Spampinato in “Gioia mia”, coniugando il nuovo con l’antico, l’interpretazione di un bambino, Marco Fiore, con quella di una grande interprete italiana come Aurora Quattrocchi, quasi auspicando una simbiosi tra istanze epocali, nel rifiuto di un’esistente bidimensionale già prescritto. La “bella estate” sicula del film diventa sin dal titolo sinonimo di lieto viaggio (“gioia”) a ritroso o in avanti, fondamentalmente interiore (“mia”), tanto da aver suscitato da subito un interesse trasversale negli spettatori come negli addetti ai lavori. Ritrovare le radici, combinarle alle propagazioni ultime della pianta familiare, in un’isola che è per gli isolani il mondo e il centro pulsante delle emozioni, quindi dirigere un’attrice con la sua preziosa età avanzata come una creatura inveterata e un bambino come se avesse dentro l’intensità di un tempo non cronologico, diviene dunque un esercizio di ortodossia creativa e di resistenza alla codificazione in atto del racconto.
(Anton Giulio Mancino)
