Giovedì 6 agosto – Il maestro

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Giovedì 6 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)

IL MAESTRO

Italia, 2025
regia Andrea Di Stefano
sceneggiatura Andrea Di Stefano, Ludovica Rampoldi
con Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano
fotografia Matteo Cocco
montaggio Giogiò Franchini
musiche Bartosz Spak
scenografia Carmine Guarino
costumi Mariano Tufano
produzione Indiana Production, Indigo Film, Vision Distribution in collaborazione con Memo Films, Sky, Playtime
prodotto da Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori, Viola Prestieri per Indigo Film e da Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli per Indiana Production
distribuzione Vision Distribution
durata 125 minuti

Ospite della serata
Il regista Andrea Di Stefano


Il Maestro ha ricevuto due candidature ai David di Donatello, mentre Pierfrancesco Favino è stato candidato come migliore attore protagonista nell’ambito de La pellicola d’oro 2026.

Sinossi

Estate, fine anni Ottanta.

Dopo anni di allenamenti duri e regole ferree, Felice, tredici anni e sulle spalle tutte le aspettative paterne, arriva finalmente ad affrontare i tornei nazionali di tennis. Per prepararlo al meglio, il padre lo affida al sedicente ex campione Raul Gatti, che vanta addirittura un ottavo di finale al Foro Italico. Di partita in partita, i due iniziano un viaggio lungo la costa italiana che, tra sconfitte, bugie e incontri bizzarri, porterà Felice a scoprire il sapore della libertà e Raul a intravedere la possibilità di un nuovo inizio. Tra i due nasce un legame inatteso, profondo, irripetibile. Come certe estati, che arrivano una volta sola e non tornano più.

Il racconto di formazione, all’interno di una cornice sportiva, è un solco che garantisce una corretta contemperanza di agonismo e crescita, ma anche, come dimostra “Il maestro”, l’occasione per raccontare il passaggio di consegne generazionale, tra ricatti paterni e modelli paternalistici di educazione alla competizione. Il film di Andrea Di Stefano, anche sulla base di precise esperienze autobiografiche, parla di tennis, ma trascende spesso e volentieri l’ambito specifico per affrontare una fase in cui è principalmente l’espressione giovanile diretta in crisi, dimidiata tra esempi del passato e ansie legate al futuro. Scegliere tra il giocare sulla difensiva, per non perdere la partita, o osare per abbandonarsi ad uno stile più personale e laddove possibile anche vincente, diventa l’occasione per esplorare un rapporto moltiplicato tra personaggi, ciascuno a suo modo, irrisolti, che soltanto nell’interazione reciproca e circolare possono contare di raggiungere davvero il risultato positivo sperato, vitale più che performativo. La dinamica che lega l’apprendista in erba al campione mancato induce a interrogarsi oltretutto sulla possibilità del mezzo adoperato, la racchetta come la macchina da presa, di intercettare le contraddizioni attuali: dove non è più l’età a stabilire il confine tra maturità e immaturità caratteriale, o la demarcazione tra l’investimento personale e quello pulsionale su soggetti destinati a contare sulle proprie risorse in un mondo che non offre più facilmente certezze o orizzonti, e neppure maestri o genitori all’altezza del compito pedagogico.

(Anton Giulio Mancino)