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Venerdì 31 luglio ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)
PORTOBELLO (Episodi 1, 2, 3)
Italia, Francia, 2026
regia Marco Bellocchio
sceneggiatura Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari, Peppe Fiore
con Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Romana Maggiora Vergano, Barbara Bobulova
fotografia Francesco Di Giacomo
montaggio Francesca Calvelli
scenografia Andrea Castorina
musiche Teho Teardo
costumi Daria Calvelli
trucco Enrico Iacoponi
produzione Our Films (Mediawan), Kavac Film in coproduzione con ARTE France in collaborazione con Rai Fiction e The Apartment Pictures (Freemantle)
prodotto da Lorenzo Mieli, Mario Gianani, Simone Gattoni
distribuzione HBO MAX
durata 180 minuti circa
Ospiti della serata
Marco Bellocchio, Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Pier Giorgio Bellocchio, Simone Gattoni e Francesca Calvelli
La serie tv Portobello è stata selezionata e presentata in anteprima fuori concorso all’82a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La serie di Marco Bellocchio ha trionfato ai Nastri d’Argento Grandi Serie, venendo incoronata come Serie dell’Anno 2026.
Sinossi
Portobello racconta uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani: la vicenda del presentatore televisivo Enzo Tortora, la parabola tragica della caduta di un uomo innocente.
1982: Enzo Tortora è all’apice del successo. Conduce Portobello e raggiunge 28 milioni di spettatori in prima serata, tutti in attesa del concorrente che riuscirà a far parlare il pappagallo, ospite d’onore della trasmissione. Pertini lo nomina commendatore della Repubblica. Tortora è il re della televisione degli anni Ottanta e il suo programma racconta e conforta il Paese. In quegli stessi anni il terremoto dell’Irpinia dà l’ultima scossa agli equilibri, già fragili, della Nuova Camorra Organizzata. Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo di Portobello dalla sua cella, decide di pentirsi. Interrogato dai giudici, fa un nome inatteso: Enzo Tortora. Quando, il 17 giugno 1983, i carabinieri bussano alla porta della sua stanza d’albergo, Tortora pensa a un errore, ma è solo l’inizio di un’odissea che lo trascinerà dalla vetta al baratro.
Questo “Portobello”, a cominciare dalle prime tre puntate (“28 milioni di spettatori”, “Galera” e “Infallibili”), si offre come una sorta di “Porto-Bellocchio”, ovvero come tela animata distribuita su tre tavole concomitanti e altrettanti protagonisti ricorrenti che paradossalmente si contagiano e danneggiano a vicenda secondo un procedimento circolare: a turno sono l’Enzo Tortora reincarnato da Fabrizio Gifuni come creatura neo-morotea della coscienza; il Giovanni Pandico (o)scenico, inquieto e inquietante cui ridà vita Lino Musella e, non ultimo in ordine di importanza, l’apparecchio dotato di piccolo schermo, molto incidente a livello nazional-popolare: sono loro tre, alla pari; e interagiscono in corso d’opera con un pappagallo in prevalenza silente (o all’occorrenza reso loquace dalla pirandelliana ospite Paola Borboni), piumato testimone reticente della lingua parlata o testimonial in fuga, al servizio di un maestro di cerimonie cui il cognome Tortora per giunta rimanda in quanto volatile (con tanto di riferimento ai pappagallini scappati dalla gabbia in “Buongiorno, notte“). Costoro, meccanici o viventi, partecipano e attivano questo ritratto collettivo e poliedrico di un’Italia alla mercé dagli anni Cinquanta con conguaglio negli anni Ottanta dello spettacolo pubblico televisivo.
(Anton Giulio Mancino)
