Sabato 1 agosto – Portobello (Episodi 4, 5, 6)

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Sabato 1 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)

PORTOBELLO (Episodi 4, 5, 6)

Italia, Francia, 2026
regia Marco Bellocchio
sceneggiatura Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari, Peppe Fiore
con Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Romana Maggiora Vergano, Barbara Bobulova
fotografia Francesco Di Giacomo
montaggio Francesca Calvelli
scenografia Andrea Castorina
musiche Teho Teardo
costumi Daria Calvelli
trucco Enrico Iacoponi
produzione Our Films (Mediawan), Kavac Film in coproduzione con ARTE France in collaborazione con Rai Fiction e The Apartment Pictures (Freemantle)
prodotto da Lorenzo Mieli, Mario Gianani, Simone Gattoni
distribuzione HBO MAX
durata 180 minuti circa

Ospiti della serata
Marco Bellocchio, Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Pier Giorgio Bellocchio, Simone Gattoni e Francesca Calvelli

La serie tv Portobello è stata selezionata e presentata in anteprima fuori concorso all’82a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La serie di Marco Bellocchio ha trionfato ai Nastri d’Argento Grandi Serie, venendo incoronata come Serie dell’Anno 2026.

Sinossi

Portobello racconta uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani: la vicenda del presentatore televisivo Enzo Tortora, la parabola tragica della caduta di un uomo innocente.

1982: Enzo Tortora è all’apice del successo. Conduce Portobello e raggiunge 28 milioni di spettatori in prima serata, tutti in attesa del concorrente che riuscirà a far parlare il pappagallo, ospite d’onore della trasmissione. Pertini lo nomina commendatore della Repubblica. Tortora è il re della televisione degli anni Ottanta e il suo programma racconta e conforta il Paese. In quegli stessi anni il terremoto dell’Irpinia dà l’ultima scossa agli equilibri, già fragili, della Nuova Camorra Organizzata. Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo di Portobello dalla sua cella, decide di pentirsi. Interrogato dai giudici, fa un nome inatteso: Enzo Tortora. Quando, il 17 giugno 1983, i carabinieri bussano alla porta della sua stanza d’albergo, Tortora pensa a un errore, ma è solo l’inizio di un’odissea che lo trascinerà dalla vetta al baratro.

Lo sviluppo della serie bellocchiana, o più correttamente “porto-bellocchiana”, concepita come un “porto” partenopeo e italico di mare delle concomitanze storico-politiche della Prima Repubblica, conferma nelle tre puntate conclusive (“La colonna infame”, “Trafficanti di morte” e “Dove eravamo rimasti?”) un percorso in cui sul banco degli imputati è anche la massa tele-spettatoriale, mentre dal fondo del tunnel dell’odissea giudiziaria si comincia a intravvedere la luce, anche catodica e manzoniana del caso Tortora. Questa entità post-umana e opaca, ipnotizzata al plurale di utenti davanti al televisore, non perde occasione per dissociarsi nel rituale dalla realtà come i pentiti o a immagine e somiglianza l’inquietante giudice sommario interpretato da Fausto Russo Alesi: tutti nel complesso trascorrono senza soluzione di continuità dalla scissione mentale a quella attuata dalla camorra cutoliana, cosiddetta “nuova” e “organizzata” anche in acronimo (NCO), agendo da perfetti e senzienti “traditori” particolarmente cari a Bellocchio, speciali cartine di tornasole di contesti oscuri. La prassi del “tradimento” trova volentieri l’humus e il bersaglio privilegiato nella famiglia intesa su più fronti concomitanti, borghese e criminale, da sempre al centro del gioco al massacro dall’epoca de “I pugni in tasca”. “Portobello” sta dunque al film d’esordio bellocchiano come in seguito “L’ora di religione” a “Marx può aspettare”, in un intarsio di tessere visionarie e fattuali; e conferma l’interesse autoriale per personaggi e vicende storiche, politiche e giudiziarie, da Moro a Mortara, da Marx a Mussolini, da Anglaro a Buscetta, nella misura in cui da sempre è l’Italia un soggetto bellocchiano per patologia sedimentata, e non soltanto Bellocchio un coerente artista dedito a griglie compositive tricolore.

(Anton Giulio Mancino)