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Giovedì 7 agosto ore 21.15
Chiostro di San Colombano (Bobbio)
ZAMORA
Italia, 2023
Regia Neri Marcorè
Soggetto e sceneggiatura Maurizio Careddu, Paola Mammini, Neri Marcorè, Alessandro Rossi,
liberamente ispirato a ZAMORA di Roberto Perrone
con Alberto Paradossi, Neri Marcorè, Marta Gastini, Anna Ferraioli Ravel, Walter Leonardi
Fotografia Duccio Cimatti
Montaggio Alessio Doglione
Musica Pacifico
Scenografia Francesca Bocca
Costumi Cristina Audisio
Produzione Pepito Produzioni con RAI Cinema
Prodotto da Agostino Saccà
Distribuzione 01 Distribution
Durata 100 minuti
Ospite della serata
Il regista Neri Marcorè
Per Zamora Neri Marcorè ha ricevuto la nomination come Miglior regista esordiente sia ai David di Donatello che ai Nastri d’Argento, mentre Anna Ferraioli Ravel è entrata tra le nomination come Miglior attrice non protagonista ai Nastri d’Argento
Sinossi
Il trentenne Walter Vismara conduce una vita ordinata e senza sorprese: ragioniere nell’animo prima ancora che di professione, lavora come contabile in una fabbrichetta di Vigevano. Da un giorno all’altro la fabbrica chiude e il Vismara si ritrova suo malgrado catapultato in un’azienda avveniristica della vitale e operosa Milano, al servizio di un imprenditore moderno e brillante, il cavalier Tosetto. Andrebbe tutto bene se non fosse che costui ha il pallino del folber (il football, secondo un neologismo di Gianni Brera) e obbliga tutti i suoi dipendenti a sfide settimanali scapoli contro ammogliati. Walter, che considera il calcio uno sport demenziale, si dichiara portiere solo perché è l’unico ruolo che conosce e non sa che da quel momento, per non perdere l’impiego, sarà costretto a partecipare agli allenamenti settimanali, in vista della partita ufficiale del primo maggio. Subisce così lo sfottò dei colleghi; tra questi, l’ingegner Gusperti lo ribattezza sarcasticamente “Zamora”, il fenomenale portiere spagnolo degli anni ‘30. Non solo quel bauscia lo umilia in campo e lo bullizza in azienda, ma tra lui e Ada, la segretaria di cui Walter si innamora, sembra esserci del tenero. Sentendosi umiliato, tradito da una parte e deriso dall’altra, il ragioniere escogita un piano del tutto originale per vendicarsi, coinvolgendo un ex-atleta ormai caduto in disgrazia. Nel calcio, come del resto nella vita, bisogna imparare a buttarsi e anche se perdi, ciò che conta è rialzarsi e ripartire più forti di prima.
L’universo lavorativo dove gli slanci vengono frustrati dai rapporti con i colleghi e la goffaggine sanzionata dai vertici, è un territorio fertile per Neri Marcorè, attore navigato, misurato e molto consapevole del proprio statuto di personaggio trasversale, lungo il difficile crinale tra il dramma e la commedia, pronto ad affiorare anche in veste di regista e per interposto protagonista. Donde l’esigenza di cercare una forma e un mood per dare corpo audiovisivo al romanzo omonimo del giornalista-scrittore Roberto Perrone che sulla pagina a quarant’anni di distanza, nel 2003, rievocava un mondo datato 1963. Raccontare da autore esordiente un passato denso di oggetti, segmenti comunicativi, indizi gravi, precisi e concordanti di un passaggio chiave del boom economico nel cuore della Lombardia significa cercare riferimenti a portata di mano, attingendo a un cineasta a lui vicino per averci lavorato in profondità, come Pupi Avati, quindi a un film come Impiegati in cui la mappa comportamentale fa da battistrada per Zamora; quindi mutuare dal primo Fantozzi di Luciano Salce e Paolo Villaggio il lato “gretto” del grigiore impiegatizio dentro il grottesco; infine l’universo umano e ambientale delineato da Ermanno Olmi ne Il posto. Da questo sistema di incroci a monte il Marcorè neo-regista ricava un amalgama originale, fatto di rapporto stretto con le origini e autonoma creazione di origini nuove.
(Anton Giulio Mancino)
